11/08/2019

Ad ottobre sarà un anno che ho iniziato a frequentare il reparto di DCA

Sono cambiata? Decisamente.

Sono entrata con una diagnosi di BINGE EATING (non me ne vergogno ormai a parlarne) con un prospetto psicologico ben definito.

E ora? Ora non sono più la stessa.

Dal mio bianco e nero ho scoperto ci sono anche tutti gli altri colori, tutte le altre sfumature della vita e ho capito che non è così facile accettarlo.

Come non è facile accettare il proprio corpo.

In passato se qualcuno mi avesse chiesto di chiudere gli occhi e descrivermi io mi sarei tranquillamente descritta come una donna che poteva indossare una 46 senza problemi, proprio perché tutto quello che avevo addosso in più non mi apparteneva. Infatti nei risultati dei test una delle cose che mi ha colpito era il mio totale disinteresse per il mio aspetto fisico e di ciò che pensavano gli altri di me.

Se prima non lo vedevo e non mi pesava perché ero concentrata a farmi del male in altro modo, ora non riesco a me accettarlo, combattendolo.

Non riesco a vedere i risultati tangibili che invece ho.

Sto dimagrendo, ne ho conferma da persone che non mi vedevano da 4 anni, persone che mi vedono a spot e dai vestiti che mi entrano e che non avrei mai potuto mettere fino a qualche mese fa.

Però… c’è sempre un però.

Non lo vedo

Non lo accetto

Posso fare di più alzando sempre quella stupida asticella degli obbiettivi

Non riesco più ad uscire vestendomi con gli stessi abiti che qualche tempo fa mi sarei messa tranquillamente e mi sarei sentita figa.

Ora mi sento ridicola, inadatta, grassa.

E combatto. Mi combatto

E non riesco mai ad essere felice del mio corpo.

All’inizio mi hanno insegnato a perdonarmi, perché è una malattia e noi non siamo la nostra malattia.

E se esagero con il cibo ( una pizza tonda a cena per esempio) ora ho imparato a fermarmi e a cercare di capire il perché l’ho mangiata e molto spesso riesco a non cedere alle restrizioni.

È un percorso lungo, tortuoso, pesante, ma sono in cammino…

Un giorno forse riuscirò a piacermi anche.

Come prima magari.

Ma senza la zavorra delle mie paure e debolezze.