Risotto con salmone affumicato, gorgonzola, mascarpone e ribes rosso

Ad inizio settimana ho partecipato ad un contest su Instagram indetto da Riso Flora, e la mia proposta è stata questo risotto.

Ha un titolo molto lungo, ma vi assicuro che è di una semplicità disarmante, come disarmante è il suo gusto.

Un mix di sapori all’apparenza discordanti tra loro, ma che insieme si sposano armoniosamente.

Pronti????

INGREDIENTI per 2 porzioni:

  • Riso 180gr
  • Olio evo
  • Cipolla 1/4 tagliata a dadini
  • Vino bianco per sfumare
  • Gorgonzola+Mascarpone (io ho usato il Duetto della Mauri che è giá porzionato) 100gr
  • Salmone affumicato 80gr
  • Ribes rossi a volontà (servono per sgrassare il piatto)
  • Pepe
  • Sale
  • Brodo vegetale (preparato prima)
  • Fame ?

PROCEDIMENTO 

Mettiamo in una pentola abbastanza capiente olio evo e cipolla a soffriggere, appena colorita mettiamo il riso a tostare dentro girando molto spesso per uniformità della tostatura. Quando i chicchi sbiancano vuol dire che è tostato e possiamo sfumare con il vino, quando poi si inizia a seccare iniziamo ad aggiungere il brodo (o vegetale, o fumetto di pesce, o di carne a seconda del risotto che vogliamo fare).

Importante! Il riso non deve mai essere coperto totalmente dal brodo!!! È più veloce perché non è necessario controllarlo spesso, ma non va bene! Il brodo deve coprire il riso “a filo”, e va aggiunto all’occorrenza!!!!


Arrivati a 3/4 di cottura mettiamo il salmone a pezzettini (teniamone da parte un poco per guarnizione). A fine cottura incorporiamo i formaggi e mantechiamo senza burro (i formaggi sono ben grassi e ci bastano).

E importante lasciamo riposare il riso coperto 2 minuti.

Aggiustiamo di sale e pepe. e IMPIATTIAMO!!!!

Qui ammetto che avevo una fretta tremenda dovendo correre al lavoro. So benissimo che questi lavori non vanno fatti di fretta, ma se non si sbaglia non si impara, no? Una porzione così abbondante non permette di esaltare i dettagli, ma nel caso dei risotti trovo assolutamente inadatto l’uso del coppapasta.

Buon Appetito!!!!!! 
Se lo volete rifare, se vi piace, se volete farmi osservazioni e domande io vi aspetto sia qui che sulla mia pagina Facebook!!!!! E mandatemi le vostre foto!!!!!!!

Tortino di patate con spada e chutney alla pesca

La ricetta che vorrei farvi conoscere questa volta è una ricetta molto semplice, scenografica e gluten free. 

Pronti? 

Avanti miei prodi!!!! 

Tortino di patate:

  • 1 patata media tagliata a dadini piccoli (0,5 cm) 
  • Timo
  • Olio evo
  • Prezzemolo 
  • Sale
  • Pepe
  • Tranci di pesce spada affumicato 50gr
  • Finocchietto

Chutney alla pesca (rivisitato)

  • 4 pesche medie mature con la buccia pelosa (è più facile da togliere)
  • 1/4 di cipolla
  • 1/2 buccia di limone
  • 3gr di pepe bianco 
  • Olio evo
  • Sale
  • Tabasco (facoltativo)
  • Taralli (facoltativissimo)

Ovviamente il chutney avanzerà e noi lo metteremo in frigo, magari in una busta sottovuoto e si conserverà per 2 settimane. 

Procedimento 

Tagliate le patate le facciamo bollire fino a che non diventino morbide e le facciamo raffreddare. 

Nel frattempo mettiamo in un pentolino a soffriggere l’olio evo e la cipolla, aggiungiamo le pesche a dadini e senza buccia e facciamo cuocere fino alla loro completa disfatta (sembra una guerra ???) 

Spegnamo e facciamo raffreddare. 
Riprendiamo le patate e le condiamo con pepe, timo, sale, prezzemolo e olio evo e lasciamo riposare. 

Riprendiamo la “salsa” e la frulliamo aggiungendoci la scorza di limone, pepe, sale e se la vogliamo un po’ piccante 2 gocce di tabasco e facciamo…. indovinate un pò???? RAFFREDDARE!!!! Bravi bravi!!!!

Ora riprendiamo queste benedette patate che si sono condite bene prendiamo un bel piatto di portata un coppapasta tondo lo spada e la salsa. 

Pronti!??? 

Nel piatto di portata facciamo la “virgola” con la salsa (come si fa???? Semplice!!!! Mettete un bel mucchietto di salsa all’inizio del piatto centrale e con la base del cucchiaio piatta tiriamo con un colpo deciso verso la parte opposta. Dopo 2/3 tentativi in cui penserete di tirarci il piatto dalla parte opposta vi assicuro ci riuscirete)

E dalla parte finale della virgola mettete il coppapasta e iniziate a mettere l’insalata di patate e pressatela un pochino. Sopra mettete lo spada e disponetelo, a seconda dei ritagli che avete, a raggera e metteteci come decorazione un ciuffo di finocchietto. 

E intorno per dar colore anche il prezzemolo tritato.  

Personalmente io seguo sempre la regola del 3:

  1. Croccante
  2. Cremoso
  3. Solido

Ovvero in un piatto cerco sempre di mettere una parte morbida che accompagni  e avvolga il cibo protagonista del piatto e una parte croccante che la esalti. 

Al ristorante dove faccio questo piatto non hanno condiviso la mia idea, ma io aggiungerei insieme al prezzemolo anche dei taralli sbriciolati. ?

Comunque taralli o no ecco il piatto finito(o quasi) 

BUON APPETITO ❤️ 

…se vi è piaciuta la ricetta CONDIVIDETE!!!!! E se la volete rifare mandatemi le foto sulla mia pagina fb storiediunacuocapercaso!!!!!!

Domeniche

Le domeniche sono fatte per? 

  • Rilassarsi?
  • Recuperare le cose lasciate indietro?
  • Coccolarsi?
  • Uscire e divertirsi?
  • Pulire casa?

Per me ogni domenica è un punto interrogativo. 

Oggi ad esempio sono riuscita a svegliarmi tardissimo, rifare i letti e passare l’aspirapolvere, poi in vena di coccole culinarie per me mi sono cucinata gli spaghetti Rummo con pachino, porcini e salsiccia al finocchietto e dopo una bella cacciatora mista alla romana. 

La ricetta degli spaghetti è veramente molto semplice e veloce (grazie anche al fatto che porcini freschi non ce ne sono ora e sono ricorsa ai ripari con quelli surgelati) 

Mentre l’acqua bolle ho iniziato a fare un soffritto con olio all’aglio (fatto da me, al prossimo post vi spiegheró questo condimento che mi ha permesso di semplificare molto le preparazioni) gambi di prezzemolo per unirci poi i porcini surgelati. Li ho fatti cuocere, ma li ho mantenuti sodi (io li prendo da rivenditori all’ingrosso della mia zona, non sono quelli in busta surgelati che perdono tantissimi acqua). In un’altra padella ho fatto cuocere la salsiccia in pezzettini e poi ho unito i porcini e agli ultimi 10 minuti i pachino tagliati piccolissimi e di nuovo prezzemolo. Nel frattempo la pasta era quasi cotta, l’ho scolata e gli ultimi 2 minuti l’ho mantecata nel sughetto. 

Un piatto veramente semplice e di effetto! 
Ma non mi bastava signori!!!! No!!!!!! E allora ho pensato bene di farmi anche un po’ di carne (a mia discolpa durante la settimana causa lavoro non mangio pasta e la carne la vedo raramente) quindi ho ben pensato di farmi una bella cacciatora mista alla romana. 

Premetto che non so sinceramente se ce ne siano altre versioni, ma questa è quella che mi insegnó mia nonna e che porto avanti con orgoglio. 

Cosa ci serve? 

  • Carne di coniglio (messa in acqua e aceto rapporto 1:1 per almeno 1 ora)
  • Carne di maiale
  • Carne di pollo
  • Peperone
  • Olive verdi e nere
  • Vino bianco
  • Aceto
  • Rosmarino salvia e alloro
  • Olio 
  • Aglio
  • Pepe

Far soffriggere olio alloro rosmarino e aglio lentamente e con un po’ d’olio massaggiare con il sale e il pepe la carne tagliata a pezzettini. Mente l’olio soffrigge mettiamo la salvia e le olive e il peperone tagliato a listarelle. Mettiamo dopo 5 minuti la carne a fuoco alto e la lasciamo andare. Quando i suoi liquidi si staranno per asciugare irroriamo con vino bianco e facciamo sfumare, appena sfuma abbassiamo il fuoco e facciamo cuocere. Quando vediamo che il liquido scarseggia allora ripetiamo l’operazione di prima ma con l’aceto. Sfumiamo e spegnamo. Serviamo e… 

BUON APPETTITO 

Ovviamente ora sto spiaggiata sul letto con i piatti da fare e la lavatrice da stendere, ma sono troppo piena per alzarmi… forse fra mezz’ora ?
Se vi chiedete perché io metto la carne di coniglio a bagno è perché trovo il suo sapore e odore troppo forte. Se a voi piace potete benissimo evitare quel passaggio!!!!!

Quando bisogna tirare le somme ed essere delle capre a matematica…

Giugno e l’inizio di luglio hanno rappresentato per me un grande fardello da portare e da vivere, da comprendere e da interiorizzare. Molte novità, molti scogli da superare, ma anche la scoperta di avere molta determinazione e di essere circondata da persone bellissime. 

Ho conosciuto persone magnifiche, in particolare una ragazza che mi è entrata subito nel cuore (Alessandra se ti fischiano le orecchie scusa?), ho scoperto di avere alleati e non oppositori nel momento esatto che tutti lavorano per un obbiettivo comune, ho riso tanto, ho anche pianto, ma mai quanto possa essere stata felice. 

Ho fatto viaggi lampo in treno per un abbraccio e un bacio, sono ritornata e corsa a vedere uno spettacolo meraviglioso frutto di dedizione e sacrificio di chi conosco. Ho abbracciato, baciato e telefonato solo per un “come stai?” 

Ho conosciuto una milanese splendida, e scusate se è poco, non sono riuscita ad andare ad un raduno, ma ho capito che delle volte bisogna fermarsi. Sono stata pochissimo con i bambini, tra il lavoro e i loro impegni, ma prometto di recuperare. 

Ho avuto una carezza particolare, una carezza nell’anima da una di quelle persone che ti entra dentro e non vorresti lasciar andare via, che ogni volta che ti incontra e ti fa un complimento tu sei felice perché ci crede sul serio. 

Ho capito che non so mollare, che dovrei, ma non ne sono capace e forse neanche voglio. 

Ho capito che qualunque situazione possa esserci chi vuole esserci c’è. 

Ho affrontato giorni in cui volevo sprofondare, giorni che non potevo essere dove volevo e a cui non potevo assolutamente cambiare corso degli eventi, e in quei giorni non sono mai stata lasciata sola. Non sono stata giudicata, ma amata, tra una piscina di notte, le bombe e la tequila e risate tra amiche che sai non ti lasceranno mai… 

Ho conosciuto la bellezza. La bellezza visibile con un cielo azzurro o un piatto particolarmente riuscito o un sorriso inaspettato e la bellezza di chi anche se a volte non condivide ciò che pensi, fai o senti un abbraccio non te lo negherà mai. 

Io sono quella che sono anche e sopratutto per questi motivi, per queste persone. 

Sono quella che ha smesso di pianificare anche quante volte debba andare al bagno, perché niente andrà secondo i piani. 

Io sono quella del biglietto preso il giorno prima. 

Sono quella dei tatuaggi deciso 2 giorni prima 

Sono quella del Kairos, dell’Hic et nunc e di Dirac, sono la Luna, il cinque e sicuramente anche il Matto. 

Sono la ragazza che sta scrivendo questo post sorridendo anche se sta con il 10% di batteria e non ha il caricabatterie. 

Sono quella ragazza che solo ora si rende conto che ha vissuto dei giorni pazzeschi e non ha saputo rendersene conto appieno. 

Sono quella ragazza che non sa tirare le somme e se ne frega. 

Ma tutto sommato mi sembra un bilancio positivo… quindi grazie. Grazie a voi ❤️

Cosa NON fareste voi davanti agli imprevisti lavorativi? 

Oggi non darò nessuna ricetta, o perlomeno cercherò di concentrarmi su un aspetto del mio lavoro che molto spesso viene lasciato in disparte, ma che è ben presente nella vita di un cuoco: gli IMPREVISTI.

Gli imprevisti si sa fanno parte del gioco, specialmente in un mondo come la cucina che se ti distrai, ti si moltiplicano le cose da fare e il tempo scarseggia può accadere che ti ritrovi in un attimo da serena e tranquilla  a isterica e sorella di Maga Magó!!! 

Come reagire? Come poter rientrare nei ranghi e continuare a lavorare tranquillamente? 

Voi come fate!?

Io ancora non lo so ?‍♀️

Ho, da buona ossessiva-compulsiva, una lista di comportamenti che metto in atto appena ho difficoltà che ho imparato ad applicare all’occorrenza, ovviamente con il passare del tempo la sto ampliando e modificando grazie anche agli errori commessi. 

  1. Organizzarsi con largo anticipo (arrivare minimo 1 ora prima e avere già, per quanto possibile, la linea già pronta, arrivare con poco anticipo e farsi prendere dalla fretta ti fa lavorare male e bisogna rimettere mano ai piatti ??) IL SEGRETO DI UN BUON LAVORO STA NELLA CALMA E NELL’ORGANIZZAZIONE e la serata delle Tapas, un aperitivo vissuto da me come summa degli errori possibili da fare, anche se poi ho recuperato tutto e nessuno fuori se ne è accorto che ero andata in crisi, mi ha insegnato molto cosa NON FARE PIÙ !!! 
  2. Lavorare pulito.                                       Sembra una stupidata, ma se si perdono 10 minuti a pulire la postazione ne guadagni altri 20 nella preparazione. LA PULIZIA E L’ORDINE SONO VITALI nel caos non si lavora bene e rischi di sporcare i piatti che usciranno fuori. 
  3. Non farsi prendere dall’ansia.           Anche qui sembra una cosa scontata, ma è successo che in un servizio abbastanza pesante con domande che arrivavano a raffica, per fare un tortino di patate ne ho consumati 3: uno bruciato, uno rotto e uno caduto. Al quarto con le lacrime che stavano per uscire, le parolacce erano già uscite al secondo, ce l’ho fatta e l’ho impiattato. Ero andata nel pallone, ero nervosa e sentivo la pressione delle comande, andavo di corsa senza FOCALIZZARE REALMENTE CIÒ CHE DOVEVO FARE e combinavo disastri. Ho capito da questa disavventura che a fare le cose di corsa e senza ragionare PERDI PIÙ TEMPO CHE A FERMARTI, RESPIRARE E CONCENTRARTI SU QUELLO CHE STAI FACENDO. Io quel giorno volevo chiudermi nel bagno e non uscire più… alla fine il tortino è uscito e nessuno si è fatto del male. 
  4. Quando si è in difficoltà ripetersi come un mantra IO SONO CAPACE.  Spesso ce lo scordiamo, presi dal ritardo, da cose che si possono rompere, da tanti fattori indipendenti da te, che noi quella cosa la sappiamo fare. E bene!!!! Ho fatto decine di tart tatin e sabato scorso presa dalla frenesia che era l’ultima comanda ne ho fatta una che veramente era brutta, ma veramente brutta e il mio capo mi ha rivoltata, giustamente, come un calzino. Sabato scorso ho pensato veramente di mollare, di non essere capace, di aver sbagliato lavoro. Invece da lunedì mi sto concentrando di più su questo concetto: IO LO SO FARE. IO SONO CAPACE. IO DEVO PROVARCI. Sono solo parole? Forse. Ma RICORDATEVI CHE L’AUTOCONVINZIONE FA MIRACOLI!!!!!
  5. Imparare dai propri errori.                 Nella vita sbaglieremo sempre e tanto, non siamo Dio sceso in terra, ma esseri umani. L’IMPORTANTE È IMPARARE DAGLI ERRORI E NON RIFARLI. Nel mio lavoro BISOGNA ESSERE UMILI IL GIUSTO. Non succubi, ma io so che bisogna sempre imparare e migliorarsi. Se si sbaglia si abbassa la testa, si capisce cosa è andato male e si lavora per non farlo più ripetere.                                              E i vostri rimedi per NON sbagliare???? Vi va di dirmelo e condividerli con me???? Magari posso farne tesoro!!!!!! Intanto vi lascio la mia espressione di Cuocapercaso IN CRISI ????????

Le PIZZELLE

Appena arrivata al ristorante è stato subito messo in chiaro che io mi sarei occupata anche della parte dell’aperitivo… io ne fui felicissima inizialmente!!! Entusiasta!!! Poi mi hanno spiegato che questo aperitivo consisteva in tutte cose fatte da noi è lì ho sbarrato gli occhi e ho battuto le mani come una bambina!!!! Evviva!!!!

Feci la mortadella impanata con i cornflackes e fu un successo! 

Feci i supplì con la doppia panatura e vennero magnificamente!

Feci le pizzelle e venne una soletta di scarpa… 

La rifeci e venne un disco volante…

Insomma per un mese a cadenza quasi giornaliera dovevo fare questo impasto perché inevitabilmente veniva buttato… 

È stato frustrante, è stato penoso combattere con dei semplici ingredienti che non ubbidivano alle mie mani…

Ma volete che sia 50% abruzzese, volete che essere ripresa per queste cose mi fa uscire matta alla fine ci sono riuscita!!!!

La ricetta è semplice… il procedimento è lineare, ho capito che ha influito tanto il mio atteggiamento è la mia paura di fallire. 

Da questa esperienza paradossalmente ho capito che più si ha timore di fare una cosa, o di approcciarsi ad un’altra persona più le cose escono male. 

Ecco a voi la Pizzella… e la sua famigerata ricetta ❤️


Dosi per 20 pizzelle diametro 5cm:

250 gr farina 00

50 gr acqua

100 gr latte

Un pizzico di zucchero

10 gr di lievito di birra 

2 cucchiai di olio evo

10 gr di sale

Olio per friggere. 
Io inizio a pesarmi tutti gli ingredienti così evito che con le mani sporche tocco e ungo…

Si unisce in una ciotola il latte l’acqua e il lievito con la puntina di zucchero


E si mette a farlo arrivare a temperatura ambiente… nel frattempo giriamoci i pollici e iniziamo a pregare che tutto riesca…

Appena l’intruglio arriva a temperatura ambiente versiamolo in una boule grande e iniziamo piano piano ad aggiungere la farina mentre giriamo


Finita la farina facciamo un bel panetto bello appiccicoso e uniamo i 2 cucchiai d’olio evo 


 Impastiamo per 3/5 minuti fino a che l’impasto non sia elastico o voi vi siete scocciati 

Aggiungere il sale 

E impastare. 

Far riposare sto pargoletto (io a seconda lo chiamo Vincenzino, Gennarino, Cataldo) per 10 minuti in un luogo caldo

Prendere il suddetto e stenderlo su un piano infarinato senza lavorarlo (mi raccomando è importante manipolarlo pochissimo!!!!) e stenderlo con il matterello con uno spessore di 1cm e copiare

Se si vuole si possono friggere subito, altrimenti bisogna surgelarli 1 a 1 per non farle attaccare, ma bisogna fare qualcosa altrimenti lievitano e ciao a tutti!!!!


Si friggono in olio bollente a 180º per 5 minuti… e se siete stati buoni e bravi a pregare dovrebbero uscire così ?

Ora basta metterci un po’ di sugo, magari aromatizzato al timo, un po’ tanto di parmigiano e una fogliolina di basilico e BUON APPETITO!!!!!